15 Dicembre 2017

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Briciole di vita

Spunti per la vita quotidiana.
Se vai in capo al mondo, incontri le orme di Dio, ma se vai nel profondo di te, troverai Dio in persona.
Le orme di Dio
Un beduino Tuareg stava accompagnando un esploratore francese lungo le piste del Sahara. E ogni mattina quel musulmano si prostrava a terra per adorare e pregare Dio. Un giorno il francese gli disse: "Sei proprio un ingenuo: Dio non esiste, e tu non lhai mai visto né toccato". Larabo non rispose. Poco dopo, il francese notò sulla sabbia delle orme di cammello e, rivolto al suo accompagnatore, esclamò: "Guarda, di qui è passato un cammello". E larabo rispose:"Signore, lei è un ingenuo, il cammello lei non lha né visto né toccato". "Sei uno sciocco - gli rispose lesploratore -, si vedono le orme!". Allora larabo, puntando il dito verso il sole, disse: "Ecco, alza gli occhi e vedrai le orme del Creatore. Dio cè".
La corsa del fiume
Un fiume, che stava facendo la sua tranquilla corsa verso il mare, giunse di fronte a un deserto e si fermò. Improvvisamente vide davanti a sé solo rocce e dune di sabbia. Il fiume si sentì attanagliato dalla paura:"E´ la mia fine. Non riuscirò mai ad attraversare questo deserto. La sabbia assorbirà la mia acqua e io sparirò. Non arriverò mai al mare. Ho fallito" si disperò. Lentamente le sue acque cominciarono a intorpidirsi. Il fiume stava diventando palude. Ma il vento decise di salvarlo. "Lasciati scaldare dal sole, salirai in cielo sotto forma di vapore acqueo. Al resto penserò io". Il fiume ebbe ancora più paura:" Io sono fatto per scorrere fra due rive di terra. Non sono fatto per volare". Ma il vento aggiunse:" Non temere. Quando salirai in cielo, diventerai nuvola. Ti porterò oltre il deserto e potrai cadere di nuovo sulla terra sotto forma di pioggia, tornerai fiume e arriverai al mare". Ma il fiume aveva troppa paura e fu divorato dal deserto. Molti esseri umani hanno dimenticato che c´è un modo solo per superare gli improvvisi deserti dello spirito che sbarrano il fluire della vita. Occorre dare ossigeno alla vita spirituale e permettere al sole di trasformarla. Ma è un rischio che pochi accettano di correre.
Se Dio rimane in superficie
Un grande maestro spirituale amava raccontare una storia di fine saggezza. Un giorno, mentre se ne stava a meditare lungo la riva di un ruscello, la sua curiosità fu attratta da un sasso rotondo completamente immerso nellacqua, ma ben visibile per la trasparenza del torrente. Pensava tra sé e sé: "Chissà da quanto tempo quel sasso viene bagnato, lavato e inumidito dallacqua... forse da dieci, da trenta, da cento anni, eppure, lacqua pur avendolo un po levigato nella sua parte superficiale, non è per niente riuscita a penetrare allinterno di quel sasso". E aggiungeva: "Se io spaccassi quella pietra, al suo interno la troverei asciutta". Così è di coloro che sembrano vivere immersi in Dio, ma in realtà non si lasciano minimamente toccare nella loro intimità. Dio rimane alla superficie della loro esistenza, non li può trasformare perché non sono disponibili a lasciarsi penetrare in alcun modo dallamore di Dio.
Sei proprio tu?
Ho sognato di intervistare Dio. "Vorrei intervistarti - dissi a Dio - se hai del tempo". Dio sorrise e disse: "Il mio tempo è leternità. Quali domande mi vuoi fare?". "Vorrei chiederti, anzitutto, cosa ti sorprende maggiormente dellumanità". Dio rispose: "Mi meraviglia che si annoia nellinfanzia, cresce in fretta e, poi, vuole tornare bambina; perde la salute per far soldi e, poi, perde i soldi per recuperarla; pensa con ansia al futuro, finendo per non vivere né presente né futuro; vive come se non dovesse morire, muore come se non fosse vissuta". Rimanemmo in silenzio per un po. Poi chiesi a Dio; "Come Padre, quali lezioni di vita vorresti che i tuoi figli imparassero?". Rispose: "Non possono costringere nessuno ad amarli, non è utile far confronti, devono imparare a perdonare perché lodio apre profonde ferite in coloro che amiamo, e occorrono anni per risanarle; ricco non è colui che possiede tante cose, ma chi non ne avverte la necessità, infine occorre anche perdonare non solo gli altri, ma anche se stessi". "Grazie per il tuo tempo - gli dissi -. Cè qualcosaltro che vorresti dire ai tuoi figli?". Dio sorrise e disse "Soltanto che io sono qui, sempre".
La carta didentità dei figli di Dio


Mentre si arrampicava su una vetta, un alpinista scorse un nido di aquila. Si avvicinò e al suo interno trovò un uovo. Lo avvolse con il maglione, lo portò a casa e lo pose sotto le ali della chioccia. Dopo qualche giorno luovo si schiuse. Laquilotto crebbe con i pulcini e per tutta la vita fece quello che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro. Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro. Trascorsero gli anni e laquila invecchiò. Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava maestoso in mezzo alle forti correnti, muovendo appena le robuste ali dorate. La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita. "Chi è quello?" chiese. "E laquila, il re degli uccelli - rispose il suo vicino - appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo dei polli". Così, laquila visse e morì, convinta di essere soltanto un pollo.
(Anthony De Mello)
In attesa dellalba
Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà" (Mt 24,42).
La grande guerra è finalmente finita. A Bereznik, un villaggio russo sul Volga, giunge notizia del rientro dei soldati dal fronte: "Domani, alle 17.12, sul binario 3 della stazione, arriveranno i reduci della guerra". In ogni casa fervono i preparativi e , allindomani, il piccolo scalo ferroviario è gremito. Cè anche una vedova, che vive appena fuori paese. Attende il figlio Nicolaj, partito tre anni prima per il fronte, e del quale non ha notizie da tempo. Finalmente il treno, salutato da applausi, lacrime, spintoni, ma di Nicolaj neppure lombra. Mentre torna a casa sola e avvilita, la donna prende la decisione di porre una lanterna alla finestra di casa, come segno di attesa. Ogni sera rinnova il gesto, passando notti e notti insonni. Dopo sette mesi e dodici giorni, una notte sente bussare alla porta. Non è il vento né le foglie. E Nicolaj, finalmente tornato a casa.
"Via crucis" e "via lucis"
A quella ragazza pareva non mancare niente: bellezza, danaro, successo. Ci incontrammo casualmente sul treno. Stava davanti a me con la testa china. Alla mia domanda: "Che cè?" rispose con un torrente di lacrime. "Invidio la sua serenità, forse lei ha trovato un senso alla vita. Io no: vorrei scendere da questa vita da schifo, anche se pare non mi manchi niente. Ho molto viaggiato per trovare la felicità e il risultato è stato la nausea. Ma da dove viene la sua serenità?". Risposi: Ho seguito sempre una sola via, Gesù, via difficile, ma emozionante. Talvolta era "Via crucis", altre volte "via lucis", ma, nonostante le mie fragilità, sono serena. Amo camminare su questa via, dove trovo verità e vita. Chiamala illusione se vuoi, ma non credo perché le illusioni durano come le nuvole. A volte la vera gioia è accompagnata dalle ombre della sofferenza, ma il sole non manca mai, e poi, so che cammino verso leternità. Mi ascoltò con stupore; poi mi disse: "Mi aiuti a conoscere Gesù e a trovare la via per uscire dalla solitudine". La ritrovai, quella creatura, qualche tempo dopo, dove credevo non fosse possibile trovarla, nella foresteria di un convento ad assaporare la gioia di avere trovato Cristo. Mi disse solo: "Grazie, aveva ragione!".

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